Il CBD (cannabidiolo) è uno dei fitocannabinoidi più studiati e conosciuti presenti nella pianta di canapa (Cannabis sativa L.), appartenente alla famiglia delle Cannabaceae.
A differenza del THC, il CBD non è psicoattivo: non provoca “sballo”, non altera la percezione e non produce l’euforia tipicamente associata alla cannabis ricreativa. Proprio per questa sua caratteristica, il CBD è diventato centrale nel mondo del benessere e della ricerca, aprendo la strada a una vasta gamma di prodotti: olio di CBD, cosmetici, tisane, capsule, estratti, cristalli e molto altro.
La pianta di canapa è una vera e propria “fabbrica naturale” di molecole: contiene oltre 100 cannabinoidi, oltre a terpeni, flavonoidi, acidi grassi, cere e composti aromatici. Per questo motivo, due oli possono sembrare simili sull’etichetta, ma differire notevolmente nel profilo aromatico, nello spettro di sostanze e nella qualità percepita.
Il CBD è diventato globale per tre motivi molto concreti:
Non psicoattivo: è il cannabinoide “amico del benessere”, scelto da chi desidera un supporto naturale senza ricorrere a prodotti contenenti molecole chimiche con controindicazioni significative.
Versatilità: esistono diversi formati e concentrazioni per adattarsi a diverse abitudini ed esigenze (gocce, spray, cosmetici, isolati).
Crescente interesse scientifico: dagli anni ’60 in poi, la ricerca sui cannabinoidi ha subito un’accelerazione, grazie anche alle scoperte relative al sistema endocannabinoide e ai miglioramenti nelle tecniche analitiche.
Dai primi studi scientifici alla ricerca moderna, la storia del CBD è un percorso di ricerca e scoperte che hanno cambiato il modo in cui guardiamo alla canapa. Tutto ebbe inizio nel 1940, quando il chimico americano Roger Adams pubblicò alcuni dei primi lavori fondamentali sullo studio del cannabidiolo. Questo fu uno dei passaggi chiave che trasformarono la cannabis da “pianta tradizionale” a oggetto di ricerca chimica moderna.
Durante le sue ricerche, Adams isolò anche un altro composto della cannabis, il cannabinolo (CBN), e ipotizzò l’esistenza di un terzo composto, che sarebbe stato poi identificato come tetraidrocannabinolo (THC), il principale composto responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis.
La svolta decisiva arrivò tra il 1963 e il 1964, quando il gruppo guidato dal ricercatore israeliano Raphael Mechoulam chiarì la struttura del CBD (cannabidiolo) e isolò il Δ9-THC (tetraidrocannabinolo) in forma pura, aprendo le porte alla farmacologia dei cannabinoidi e a una comprensione più rigorosa degli effetti delle diverse molecole della pianta.
Da quel momento in poi, l’interesse scientifico non si è mai fermato: la ricerca si è spostata dall’analisi dei composti alla domanda più importante: come queste sostanze interagiscono con l’organismo umano.
La risposta iniziò a prendere forma nel 1992 con l’identificazione dell’anandamide, uno dei primi endocannabinoidi descritti.
Questa scoperta rafforzò e pose al centro il concetto di sistema endocannabinoide (ECS): una rete di regolazione interna che aiuta a mantenere l’equilibrio in funzioni come l’umore, il sonno, l’appetito, la risposta allo stress e la percezione del dolore. È qui che il CBD ha iniziato a essere osservato non solo come una molecola, ma come un composto in grado di interagire con un sistema biologico reale e misurabile.
Nel 2018, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha evidenziato che il CBD, in generale, non mostra potenziale di abuso o dipendenza, sottolineando al contempo l’importanza di un uso consapevole e della qualità del prodotto.
Questo rappresenta il punto di arrivo della ricerca moderna: non solo capire “cos’è” il CBD”, ma anche come sceglierlo, come utilizzarlo responsabilmente e perché la trasparenza (analisi di laboratorio, origine, processo produttivo) è ormai parte integrante del valore di un prodotto a base di cannabidiolo.
CBD e THC sono entrambi cannabinoidi, ma si comportano in modo molto diverso.
Il THC è il principale responsabile degli effetti psicoattivi perché interagisce fortemente con i recettori e i circuiti cerebrali correlati alla ricompensa (dopamina).
Il CBD non produce euforia e, in generale, non mostra potenziale di abuso o dipendenza secondo le valutazioni dell’OMS.
In parole povere: THC = alterazione, CBD = nessuna alterazione (sempre con un uso responsabile e di qualità verificata, come l’olio di CBD di Lamacoppa Leaf Sciences).
Olio di CBD: perché alcuni hanno un sapore “erbaceo”?
Il sapore dipende da diversi fattori:
Un olio CBD Full Spectrum di alta qualità tende ad avere un retrogusto erbaceo/aromatico naturale (THC 0,2%).
Un olio di CBD Broad Spectrum di alta qualità ha un sapore più delicato al palato rispetto a un olio a spettro completo (THC Free).
Un olio CBD isolato prodotto con cristalli di CBD, essendo CBD puro, è insapore e si traduce in un olio molto neutro a seconda dell’olio vettore utilizzato.
Parlare di CBD di qualità senza parlare della filiera produttiva è come parlare di vino senza parlare dell’uva.
La vera eccellenza nasce da una catena precisa, controllata e trasparente, che parte dalla coltivazione della canapa e arriva al prodotto finale.
In Italia, la coltivazione delle varietà di canapa iscritte al Catalogo Comune Europeo è regolata dalle normative sulla canapa industriale.
La legge stabilisce soglie precise di THC e tutela gli agricoltori, prevedendo una tolleranza fino allo 0,5% di THC in campo, garantendo sicurezza, tracciabilità e conformità normativa.
Il metodo di coltivazione influisce direttamente sulla qualità del CBD:
Outdoor: coltivazione più naturale, rese elevate, ma maggiore variabilità dovuta a clima e parassiti
Indoor: controllo totale dell’ambiente e standard elevati, con costi di produzione più alti
Greenhouse: il miglior compromesso tra controllo, qualità e scalabilità
È uno dei metodi industriali più apprezzati, perché consente un’estrazione pulita e selettiva, senza residui di solventi quando gestita correttamente.
Garantisce CBD puro, stabile e di alta qualità, ideale per prodotti premium.
Molto diffusa per efficienza e costi, ma richiede processi di purificazione rigorosi per eliminare residui e componenti indesiderati.
I produttori più seri integrano fasi di raffinazione come:
Decarbossilazione
Winterizzazione
Distillazione
Questi passaggi servono a:
migliorare la purezza del CBD
stabilizzare il prodotto
ridurre cere e componenti pesanti
ottenere un profilo di cannabinoidi più costante e affidabile
A livello industriale, il metodo più utilizzato e affidabile resta l’estrazione con CO₂ supercritica, perché preserva la purezza del CBD senza lasciare residui di lavorazione, offrendo un prodotto sicuro, efficace e di qualità superiore.
Una coltivazione attenta e un’estrazione eseguita correttamente sono fondamentali per ottenere un CBD di alta qualità. Tuttavia, l’unico modo per esserne davvero certi è attraverso test di laboratorio rigorosi.
Per questo motivo, le analisi devono essere effettuate da laboratori indipendenti di terze parti, in grado di garantire imparzialità, affidabilità e massima trasparenza lungo tutta la filiera produttiva.
I risultati delle analisi vengono raccolti in un Certificato di Analisi (COA), un documento essenziale che permette al consumatore di sapere esattamente cosa sta acquistando. Il COA indica in modo chiaro:
la concentrazione reale di cannabinoidi
i livelli di THC e la conformità ai limiti di legge
il rispetto degli standard di sicurezza e qualità
Questa trasparenza totale è ciò che distingue un prodotto CBD serio e certificato da uno generico.
È anche ciò che consente al cliente di fare una scelta informata, consapevole e sicura, basata su dati verificabili e non su semplici promesse.
Scegliere CBD testato in laboratorio significa scegliere qualità, sicurezza e affidabilità.
Il CBD (cannabidiolo) è oggetto di numerosi studi scientifici in diversi ambiti. È però fondamentale utilizzare un linguaggio corretto: essere studiato non significa essere una cura.
Il valore del CBD risiede nel suo supporto naturale ai processi fisiologici dell’organismo, non in promesse miracolose.
La ricerca scientifica si concentra in particolare su:
modulazione della risposta a stress e ansia
supporto del sonno e del rilassamento
riduzione del dolore e dell’infiammazione
effetti antiemetici contro la nausea (in contesti specifici)
neurologia, principalmente in ambito farmaceutico
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha valutato il CBD come generalmente ben tollerato, senza evidenze di abuso o dipendenza. Questo non elimina però la necessità di prestare attenzione a dosaggi, qualità del prodotto e possibili interazioni.
L’uomo utilizza la canapa come rimedio naturale da millenni, proprio per le sue molteplici proprietà. Oggi la ricerca scientifica riconosce al CBD un profilo funzionale ampio, che include attività:
analgesiche
ansiolitiche
antidepressive
antipsicotiche
anticonvulsivanti
antiemetiche
calmanti ed energizzanti
neuroprotettive
antiossidanti
Numerosi studi scientifici confermano l’interesse del CBD come supporto naturale in caso di:
✅ stress e ansia
✅ disturbi del sonno
✅ dolore acuto e cronico
✅ infiammazione
✅ artrite
✅ fibromialgia
✅ reumatismi
✅ sindrome premestruale e disturbi legati al ciclo femminile
Integrare il CBD di alta qualità nella routine quotidiana significa scegliere un approccio naturale, consapevole e supportato dalla scienza, orientato al benessere nel lungo periodo.
Il CBD (cannabidiolo) interagisce con il sistema endocannabinoide (ECS), un sofisticato sistema di regolazione presente nel nostro organismo, fondamentale per mantenere l’omeostasi, ovvero l’equilibrio interno.
Questo sistema influenza numerosi processi fisiologici essenziali, tra cui dolore, umore, appetito, sonno e risposta immunitaria.
Recettori
I principali recettori dell’ECS sono CB1 e CB2:
CB1: localizzati soprattutto nel sistema nervoso centrale; regolano coordinazione motoria, percezione del dolore, appetito, memoria e umore
CB2: presenti principalmente nel sistema immunitario; coinvolti nei processi infiammatori e nel dolore
Endocannabinoidi
Sono molecole prodotte naturalmente dall’organismo che attivano i recettori cannabinoidi. I principali sono:
Anandamide
2-AG
Enzimi
Enzimi come FAAH e MAGL degradano gli endocannabinoidi una volta terminata la loro funzione.
Modulazione dei recettori
Il CBD non si lega direttamente ai recettori CB1 e CB2, ma ne modula l’attività, potenziando o riducendo gli effetti degli endocannabinoidi naturali.
Inibizione enzimatica
Il CBD può inibire gli enzimi che degradano gli endocannabinoidi, prolungandone l’effetto benefico nell’organismo.
Recettori serotoninergici (5-HT1A)
L’interazione con questi recettori contribuisce agli effetti ansiolitici e di supporto dell’umore.
Recettori vanilloidi (TRPV1)
Coinvolti nella regolazione del dolore e della temperatura corporea.
Il CBD aiuta l’organismo nei momenti di stress, agendo come riequilibratore naturale. È spesso utilizzato come valido supporto in caso di:
insonnia
ansia e stress
dolori mestruali
emicrania
dolore cronico
La sua azione si basa sull’interazione con il sistema endocannabinoide, sostenendo i meccanismi fisiologici già presenti nel corpo.
Un’indagine del 2021 su persone affette da dolore cervicale e disturbi della colonna vertebrale evidenzia come il CBD, grazie alle sue proprietà miorilassanti, possa rendere il dolore più gestibile.
A differenza di molti farmaci convenzionali, il CBD non mostra fattori di rischio evidenti, mentre i benefici risultano chiaramente percepiti.
I benefici del CBD non si limitano al dolore:
supporto nella gestione di stress, vertigini e nausea
aiuto in caso di ansia e umore basso
mal di testa ed emicrania
gestione del dolore cronico
riduzione delle crisi (in contesti specifici)
supporto in caso di ernia cervicale
beneficio per la pelle in condizioni come acne, psoriasi ed eczema
Il CBD è generalmente ben tollerato, ma non è una sostanza priva di effetti. In base alla persona e al dosaggio, possono comparire:
sonnolenza o sedazione
disturbi gastrointestinali (es. diarrea)
secchezza delle fauci
variazioni dell’appetito
affaticamento
Gli effetti collaterali gravi sono rari, e il CBD è considerato sicuro per la maggior parte delle persone, soprattutto se confrontato con molti farmaci tradizionali.
Il CBD può interagire con alcuni medicinali, tra cui:
anticoagulanti (es. warfarin)
antiepilettici (es. clobazam)
antidepressivi (SSRI come sertralina o fluoxetina)
farmaci cardiaci e antipertensivi
sedativi e benzodiazepine
gravidanza e allattamento: uso non raccomandato
In questi casi è sempre consigliabile consultare il medico prima dell’assunzione.
Il dosaggio del CBD non è uguale per tutti e può variare nel tempo. L’interazione del CBD con l’organismo dipende da diversi fattori individuali, tra cui:
peso corporeo
metabolismo
stile di vita
condizione di salute
Questi elementi possono variare significativamente da persona a persona e sono influenzati anche da sesso e genetica. Per questo motivo, ognuno deve individuare il proprio dosaggio ottimale di CBD, ascoltando il proprio corpo.
Le gocce di CBD possono essere assunte in diversi modi, ma il metodo sublinguale (sotto la lingua) è il più utilizzato ed efficace, perché consente un assorbimento rapido.
Modalità di assunzione consigliata:
Agitare bene il flacone prima dell’uso
Utilizzare il contagocce per posizionare il numero desiderato di gocce di olio di CBD sotto la lingua
Attendere circa 60 secondi prima di deglutire, per favorire l’assorbimento attraverso i capillari sublinguali
La maggior parte degli studi scientifici suggerisce di iniziare con un dosaggio basso o medio, aumentando gradualmente fino al raggiungimento dell’effetto desiderato. Questo approccio permette di:
valutare la risposta individuale
ridurre il rischio di effetti indesiderati
trovare il dosaggio di CBD più efficace nel tempo
È consigliabile monitorare settimanalmente:
quantità di CBD assunta
orario di assunzione
eventuali benefici o cambiamenti percepiti
Questo metodo consente di definire in modo consapevole l’assunzione ideale di olio di CBD, adattandola alle proprie esigenze quotidiane.
Su questo tema è fondamentale fare chiarezza ed evitare confusione.
I test antidroga standard non ricercano il CBD, ma i metaboliti del THC.
Il rischio di risultare positivi a un test antidroga deriva principalmente da:
utilizzo di prodotti full spectrum contenenti tracce di THC
contaminazioni o etichette poco accurate
uso continuativo, che può portare a un accumulo di THC, anche in quantità molto ridotte ma rilevabili
Diversi studi e report evidenziano che alcuni prodotti CBD in commercio possono comportare un rischio di positività, proprio a causa di un contenuto di THC non sempre dichiarato in modo chiaro.
Se hai la necessità di azzerare completamente il rischio di THC, la scelta del prodotto è fondamentale. In questi casi è consigliabile optare per:
Olio di CBD con cristalli di CBD isolato, privo di THC
Olio di CBD Broad Spectrum, che non contiene THC, ma mantiene altri cannabinoidi e terpeni benefici
Scegliere CBD senza THC, testato in laboratorio e accompagnato da COA, è la soluzione più sicura per chi è soggetto a controlli antidroga, sia in ambito lavorativo che sportivo.
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