L’olio di CBD sta guadagnando popolarità come rimedio naturale per vari disturbi. Derivato dalla pianta di cannabis, il CBD non ha effetti psicoattivi. Questo lo rende un’opzione sicura per molti.
Il CBD interagisce con il sistema endocannabinoide del corpo. Questo sistema regola funzioni vitali come sonno, umore e dolore. Molti studi suggeriscono che il CBD può ridurre ansia e stress.
L’olio di CBD è anche noto per alleviare il dolore cronico e l’infiammazione. Molte persone riportano miglioramenti nella qualità del sonno. Questo è particolarmente utile per chi soffre di insonnia.
Inoltre, il CBD può avere effetti neuroprotettivi. È usato in prodotti per la cura della pelle grazie alle sue proprietà antinfiammatorie. Alcune ricerche scientifiche indicano benefici per condizioni come epilessia e sclerosi multipla.
Con una crescente evidenza scientifica, l’olio di CBD si sta affermando come un alleato per il benessere. Tuttavia, è importante scegliere prodotti di alta qualità.
Il CBD (cannabidiolo) deve gran parte dei suoi benefici terapeutici alla sua capacità di interagire con il sistema endocannabinoide. Il ruolo principale di questo sistema è quello di agire in modo concreto bilanciando e regolando un’ampia gamma di processi fisiologici e cognitivi, tra cui omeostasi, metabolismo, infiammazione, percezione del dolore, umore e memoria.
Tutti possediamo un sistema endocannabinoide (SEC). Il nostro organismo produce anche molecole messaggere specifiche progettate per interagire con esso, chiamate endocannabinoidi.
Il sistema endocannabinoide è diffuso in tutto il corpo. Si tratta di un sistema di neurotrasmissione i cui mediatori sono gli endocannabinoidi (ad esempio anandamide o AEA e 2-arachidonoilglicerolo o 2-AG), lipidi derivati dall’acido arachidonico. Questi composti sono in grado di attivare recettori cannabinoidi specifici — di tipo 1 (CB1) e di tipo 2 (CB2) — regolando così diverse funzioni fisiologiche, tra cui metabolismo, assunzione di cibo e processi infiammatori.
Il sistema endocannabinoide comprende inoltre enzimi responsabili della sintesi e del metabolismo degli endocannabinoidi, come la fatty acid amide hydrolase (FAAH) e la monoacylglycerol lipase (MAGL).
I recettori endocannabinoidi sono presenti praticamente in tutti gli organi (in misura variabile), ma risultano particolarmente abbondanti nel sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) e nel sistema immunitario.
All’interno di questi sistemi, i recettori endocannabinoidi svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione dell’attività del sistema nervoso (motivo per cui il CBD è così utile in condizioni come ansia e stress). Sono inoltre una componente estremamente importante del sistema immunitario, rendendo il CBD utile nel ridurre l’infiammazione e nel supportare le condizioni autoimmuni.
L’olio di CBD è estratto dalle piante di cannabis, specificamente dalle varietà di canapa industriale che provengono da semi di canapa conformi alla legislazione dell’UE. A differenza di THC, il CBD non induce sensazioni di alterazione. Questo lo rende ideale per chi cerca i benefici terapeutici della cannabis senza gli effetti psicoattivi.
La produzione dell’olio di CBD comporta l’estrazione di CBD dai fiori della pianta di canapa. Dopo l’estrazione, il CBD viene solitamente miscelato con un olio vettore come l’olio di oliva, l’olio di cocco o l’olio di semi di canapa. Questa combinazione è quella che comunemente si trova nei prodotti attualmente in commercio.
Le caratteristiche dell’olio di CBD variano in base alla concentrazione di CBD e ai metodi di coltivazione e estrazione. Esistono principalmente i seguenti tipi di olio di CBD:
L’olio di CBD sta guadagnando popolarità per i suoi potenziali benefici sulla salute, supportati da ricerche emergenti. Vari studi suggeriscono che il CBD potrebbe avere effetti promettenti su diverse condizioni. In primo luogo, il CBD è noto per le sue proprietà analgesiche, che lo rendono una scelta popolare per chi soffre di dolore cronico.
Un elenco di benefici comuni studiati include:
Numerose ricerche esplorano anche il potenziale del CBD nel migliorare la salute neurologica. Condizioni come l’epilessia e la sclerosi multipla potrebbero trarre vantaggio dall’uso di CBD, grazie ai suoi effetti neuroprotettivi. Alcuni trattamenti hanno mostrato risultati promettenti nel ridurre la frequenza delle crisi epilettiche.
Alcuni scienziati stanno studiando l’impatto del CBD sulla salute cardiovascolare. Sebbene sia ancora un campo emergente, ci sono indicazioni che il CBD possa contribuire a una migliore circolazione sanguigna e gestione della pressione arteriosa.
Un ulteriore campo di ricerca riguarda il CBD e la salute mentale. Studi preliminari suggeriscono che il CBD potrebbe ridurre i sintomi di depressione, migliorando l’umore e promuovendo un senso di benessere.
Nonostante questi promettenti benefici, è fondamentale ricordare che la ricerca sul CBD è ancora in una fase iniziale. Tuttavia, il potenziale del CBD nell’ambito della medicina integrativa continua a stimolare l’interesse della comunità scientifica.
Gli effetti del CBD sullo stress comprendono:
Come sappiamo, lo stress parte dall’ipotalamo nel cervello, che attiva quindi il rilascio di un ormone chiamato cortisolo. Questo ormone procede dicendo al resto del corpo di prepararsi alla battaglia.
Un punto logico da cui partire per arrestare o rallentare la risposta dello stress è l’ipotalamo.
1. Il CBD e l’ipotalamo
Sulla superficie di questa regione specializzata del cervello ci sono una serie di recettori che analizzano i livelli di cortisolo nel sangue. Normalmente, quando c’è un afflusso di cortisolo nel sangue, questi recettori rispondono comunicando alle ghiandole surrenali di interrompere la produzione di ormoni dello stress.
Quando siamo cronicamente stressati, l’ipotalamo diventa meno sensibile al cortisolo, il che significa che abbiamo bisogno di molto più cortisolo per ottenere la stessa risposta. Questo in realtà ci fa rimanere stressati per lunghi periodi di tempo.
Il CBD rafforza la capacità dell’ipotalamo di rilevare il cortisolo, attivando la valvola di chiusura molto prima e impedendo allo stress di persistere troppo a lungo.
2. CBD e danno ossidativo
Uno dei modi principali in cui lo stress causa così tanta distruzione è attraverso una cosa chiamata danno ossidativo.
L’aumento di zuccheri e dell’attività metabolica causati dallo stress possono portare a un accumulo di radicali liberi, i quali possono danneggiare i tessuti di tutto il corpo.
Normalmente questo meccanismo si interrompe quando entriamo in uno stato di rilassamento nella modalità riposa e digerisci, ma ovviamente, quando siamo stressati per lunghi periodi, questi radicali liberi persistono.
L’olio di CBD è ricco di sostanze antiossidanti che aiutano a neutralizzare i radicali liberi e proteggono il corpo dalla loro influenza dannosa. Olio di cbd benefici
3.Il CBD per la modalità riposa e digerisci
Quando siamo stressati, il cortisolo porta la norepinefrina ad assumere il controllo del cervello. Ciò porta al coinvolgimento di altri neurotrasmettitori stimolanti come la dopamina, la serotonina e il glutammato.
Ci fa entrare in uno stato di combattimento o fuga in cui l’attività cerebrale aumenta drammaticamente.
La forza opposta a questo sistema è un altro neurotrasmettitore chiamato GABA.
Abbiamo bisogno che il GABA agisca come i pedali del freno per il cervello, dicendogli di rallentare e rilassarsi. Si tratta di uno dei principali neurotrasmettitori coinvolti nel sistema nervoso “riposa e digerisci” e ha la chiave per ridurre la reazione dello stress.
Molti dei migliori farmaci ansiolitici funzionano stimolando l’attività del GABA nel cervello, sostanzialmente per farci rallentare e aiutare a rilassarci.
In recenti studi condotti su animali, ad alcuni topi è stata somministrata una sostanza che bloccava il GABA, inducendoli a convulsioni iperattive.
È stato dimostrato che il CBD inibisce completamente questi effetti, il che suggerisce la sua capacità di regolare il GABA e promuovere il rilassamento, anche durante l’esposizione chimica diretta a farmaci inibitori del GABA.
Anche i terpeni contenuti nella pianta di canapa hanno dimostrato di stimolare l’attività del GABA, ad esempio il borneolo e il limonene.
Molte persone hanno confermato che l’olio di CBD aiuta a migliorare la qualità del sonno. Questa funzionalità è particolarmente apprezzata da chi soffre di insonnia o disturbi del sonno. Il CBD può contribuire a calmare la mente, riducendo l’ansia che spesso ostacola un sonno ristoratore.
Il CBD promuove un ciclo di sonno regolare grazie alla sua interazione con il sistema endocannabinoide.
Tale sistema gioca un ruolo nel regolare il ritmo circadiano, facilitando il rilassamento e l’addormentamento.
Questo approccio naturale può essere un’alternativa efficace a farmaci sedativi, che spesso provocano dipendenza o effetti collaterali indesiderati.
Gli effetti positivi del CBD sulla qualità del sonno possono includere:
L’utilizzo di olio di CBD per migliorare il sonno dovrebbe però essere associato ad abitudini sane.
Mantenere una routine di sonno coerente e creare un ambiente di riposo confortevole può amplificarne i benefici.
Per trovare il dosaggio ideale, è importante valutare la giusta dosa da assumere in base alle proprie esigenze. Potrebbero essere necessari alcuni tentativi prima di trovare la migliore quantità da assumere.
L’olio di CBD è spesso lodato per la sua capacità di alleviare il dolore e ridurre l’infiammazione. Questa caratteristica lo rende una scelta popolare per chi soffre di condizioni croniche come per esempio l’artrite e il mal di schiena. Interagendo con i recettori endocannabinoidi nel corpo, il CBD può influire sui segnali del dolore e migliorare la qualità di vita.
Diversi studi suggeriscono che il CBD può agire come un analgesico naturale. Questa proprietà antinfiammatoria può contribuire a ridurre il gonfiore e la rigidità, aiutando i pazienti a muoversi più liberamente. Gli effetti del CBD possono essere paragonati a quelli di alcuni antinfiammatori non steroidei, ma senza i potenziali effetti collaterali gastrointestinali.
L’uso di olio di CBD per il dolore e l’infiammazione può includere vari benefici:
Il dolore cronico è un problema debilitante per milioni di persone in tutto il mondo. Anche con i significativi progressi dei farmaci antidolorifici, può essere difficile alleviare il dolore in modo efficace senza l’uso di medicinali che causano dipendenza e reazioni avverse.
Negli ultimi due anni, il CBD e altri estratti di cannabis hanno mostrato risultati impressionanti sul dolore, senza particolari effetti collaterali. Il corpo umano è predisposto per rispondere al pericolo attraverso molti meccanismi intelligenti. Il dolore è la risposta vitale del corpo – che avverte il cervello nel caso subisca danni – invitandolo ad evitarne la causa per non subire ulteriori danni.
Sfortunatamente, quando si verifica un danno, il dolore può persistere per settimane o addirittura mesi. A questo punto, il dolore non è più utile e può invece causare un serio peggioramento della qualità della vita delle persone colpite.
Il CBD potrebbe alleviare il dolore, vediamo alcuni aspetti:
• E’ utile per bloccare la trasmissione del dolore nel midollo spinale e nel cervello – attraverso il vanilloide e i recettori oppioidi del dolore
• Potrebbe essere utile per ridurre l’infiammazione – una delle principali cause di dolore nel corpo umano
• Potrebbe essere utile per alleviare gli effetti collaterali del dolore – inclusa insonnia, depressione e ansia
• Potrebbe essere utile per ridurre le cause del dolore da Artrosi e Artrite – una delle cause più comuni del dolore.
1. CBD per il dolore cronico Ci sono diverse cause per il dolore cronico – la principale è l’infiammazione.
L’infiammazione è una complessa reazione chimica nel corpo umano, la cui funzione è quella di ottimizzare i tempi di recupero dal danno degli organi o dei tessuti e contribuire a eliminare gli invasori infettivi o nocivi nel corpo.
L’infiammazione a volte può raggiungere uno stato di auto-perpetuazione. In tal caso, i processi infiammatori danneggiano il tessuto, provocando più infiammazione – creando un circolo vizioso.
Ciò può causare dolore cronico che dura anni. Un articolo del 2008 ha studiato gli effetti del CBD e del THC sul dolore cronico che non rispondeva ad altri farmaci. I ricercatori di questo studio hanno concluso che il CBD era un eccellente strumento per gestire il dolore cronico, senza effetti collaterali [2].
2.CBD per il dolore da artrite Ci sono due tipi principali di artrite: artrosi e artrite reumatoide. Sebbene entrambi derivino da diverse cause sottostanti, entrambi provocano dolore cronico.
Può causare dolori ovunque, da lievi e sporadici a gravi e debilitanti. Il CBD potrebbe ridurre il dolore associato ad entrambe le forme di artrite, bloccando i processi infiammatori che causano il problema e attraverso gli effetti analgesici che agiscono nel midollo spinale e nel cervello.
Per ottenere risultati migliori, potrebbe essere utile utilizzare pomate con cbd e artiglio del diavolo che alleviano dolori muscolari ed articolari nella zona interessata.
Conclusione: il CBD è efficace per il dolore? Il CBD sembra essere una scelta eccellente per le persone che soffrono il dolore dovuto a varie cause. Potrebbe essere particolarmente utile per affrontare il dolore causato da infiammazioni, ma è anche utile per il dolore generico.
Potrebbe funzionare praticamente in tutte le fasi della trasmissione del dolore; direttamente sul sito della lesione, nel corno dorsale dove si trovano gli oppioidi, nel cervello nei recettori oppioidi e vanilloidi.
La maggior parte delle ricerche sul CBD per la gestione del dolore suggerisce un effetto dose- dipendente, il che significa che maggiore è la dose assunta, maggiore sarà l’inibizione della sensazione di dolore.
A Circa il 2% della popolazione viene diagnosticata la fibromialgia. Non esiste una cura definitiva per la fibromialgia e l’efficacia della maggior parte delle terapie dipende da persona a persona.
Alcuni recenti studi – principalmente studi preclinici, clinici o osservazioni – hanno dimostrato che i cannabinoidi estratti dalla pianta di canapa possono trattare la fibromialgia. Anche se molti risultati sono stati promettenti, occorrono ulteriori studi per trarre conclusioni.
Detto ciò, molte persone hanno tratto molto giovamento dal cbd per la fibromialgia.
Diamo un’occhiata alla fibromialgia e spieghiamo in che modo il CBD interagisce col corpo.
Capiremo anche perché il CBD è così popolare tra i malati di fibromialgia.
I cannabinoidi sono composti chimici presenti nella pianta di cannabis, e interagiscono col sistema endocannabinoide – che serve a regolare diversi processi del corpo umano. Si pensa che molti di questi processi siano coinvolti con i sintomi della fibromialgia.
Esistono due classi di questi cannabinoidi:
1. Fitocannabinoidi – si trovano nelle piante
2. Endocannabinoidi – si trovano nel corpo umano
Tra questi composti, i due più studiati sono il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD). Entrambe le sostanze interagiscono con il sistema endocannabinoide (ECS) del corpo, ma hanno effetti molto diversi.
L’ECS regola il sistema nervoso centrale (SNC). Visto che il messaggio di dolore viene trasmesso da un neurone all’altro, gli scienziati vogliono scoprire in che modo l’ECS rafforza o indebolisce questo messaggio (plasticità sinaptica).
Il THC è il principale responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis: ci dà la sensazione di sballo. Gli effetti euforici del THC possono anche creare dipendenza in alcune persone e causare altri effetti collaterali come ansia, paranoia, vertigini, perdita di coordinazione e aumento del battito cardiaco.
Invece il CBD non ha effetti collaterali euforici – molti studi hanno dimostrato che ha effetti antiepilettici. Il che è in linea con l’idea che l’ECS regola l’interazione tra neuroni e SNC.
In poche parole, il CBD può influenzare tutte quelle condizioni causate dal sistema nervoso.
Secondo alcuni studi scientifici il CBD ha le seguenti proprietà:
1. Analgesico
2. Ansiolitico
3. Antipsicotico
4. Antinfiammatorio
Ci sono diversi studi che hanno dimostrato che il CBD può essere utile per il dolore cronico, come quello causato dalla fibromialgia. In uno studio scientifico sui dolori articolari, è stato dimostrato che esiste una relazione tra il CBD e l’ECS, che dimostrerebbe le proprietà analgesiche del CBD. [7].
Un altro studio ha dimostrato che il CBD interagisce con l’attività degli astrociti. Questo è un altro indizio che dimostra che il CBD potrebbe attenuare diversi sintomi neurologici. Gli astrociti sono cellule del cervello che regolano l’attività sinaptica e l’infiammazione. [8]
I principali benefici derivano dalla capacità del CBD di regolare il sistema endocannabinoide, che è fondamentale nella regolazione della risposta allo stress. In parole povere, il CBD calibra questo sistema per aiutarlo a svolgere al meglio il suo lavoro. Quando la risposta allo stress è gestita in modo efficace, i sintomi della fibromialgia si attenuano.
Il CBD è anche utile come antinfiammatorio e analgesico, quindi attenua l’infiammazione e il dolore legati alla fibromialgia.
Le cause dell’ansia sono molte e varie, e il modo migliore per eliminarla completamente è affrontare il problema alla radice. Può trattarsi di carenze nutrizionali, traumi irrisolti del passato o uso di farmaci/ droghe.
I benefici del CBD sull’ansia
• Aiuta ad alleviare la tensione muscolare
• Aiuta a stimolare il neurotrasmettitore rilassante: il GABA
• Aiuta a regolare la funzione immunitaria
• Allevia i comuni effetti collaterali dell’ansia come l’insonnia o i problemi digestivi
• Aiuta ad esercitare un effetto regolatore sull’ipotalamo: responsabile della regolazione dell’ansia
Le fasi dell’ansia
L’ansia può variare da una persona all’altra, ma tende a seguire queste fasi generali.
Fase 1: innesco dello stress
La prima fase dell’ansia è il suo innesco: l’evento o il pensiero che causa la reazione da stress. Possono essercene molti e ognuno ha i propri.
Cause scatenanti comuni dell’ansia:
• Preoccupazioni finanziarie
• Eventi sociali imminenti
• Perdita di una persona cara
• Effetti collaterali di farmaci
• Scadenze di lavoro imminenti
• Esami
Per alcune persone l’ansia è scatenata da paure irrazionali, chiamate fobie. Ci sono molte ragioni per cui qualcuno potrebbe avere queste paure, ma la più comune è un evento traumatico passato che implica una causa scatenante specifica.
Esempi di fobie comuni:
• Acrofobia: paura delle altezze
• Aracnofobia: paura dei ragni
• Ofidiofobia: paura dei serpenti
• Agorafobia: paura di avere un attacco di panico in pubblico
• Misofobia: paura dei germi
• Algofobia: paura del dolore
Il primo passo per trattare l’ansia è identificare la tua causa scatenante. Può essere d’aiuto appuntarsi quando compare l’ansia e quali eventi o pensieri possono aver portato a questa reazione.
Fase 2: l’ipotalamo risponde
Qualunque sia l’innesco dell’ansia, la fase successiva coinvolge la risposta dell’ipotalamo.
Possiamo pensare all’ipotalamo come un “controllore capo”. Reagisce allo stress delegando altri organi a prendere provvedimenti.
Quando percepisce lo stress, l’ipotalamo invia messaggi alle ghiandole surrenali per far iniziare a rilasciare gli ormoni principali dello stress: cortisolo, adrenalina e norepinefrina. Questi ormoni dicono al sistema nervoso come reagire.
Come il CBD può aiutare
In molte persone ansiose, la fonte del problema è l’ipotalamo stesso. Esso reagisce a piccoli stress come se fossero importanti e pericolosi per la vita. Il CBD è eccezionalmente utile in questo caso, perché agisce direttamente sull’ipotalamo, rendendolo meno sensibile agli stress minori (come approfondiremo tra poco).
Fase 3: attivazione del sistema nervoso simpatico (SNS)
Il nostro sistema nervoso è composto da due parti: il sistema nervoso simpatico e il sistema nervoso parasimpatico.
Il sistema nervoso simpatico (SNS) è la parte responsabile di ciò che sperimentiamo come stress. È attivato da cortisolo e norepinefrina.
Il sistema nervoso parasimpatico (SNP) è l’opposto, induce il rilassamento e il recupero quando lo stress è finito. Queste due parti del sistema nervoso agiscono in opposizione l’uno all’altro, come lo yin e lo yang. Quando uno è attivo, l’altro è spento.
Durante la risposta a uno stress o un attacco d’ansia, il SNS si attiva, risultando nella maggior parte dei cambiamenti sperimentati, tra i quali:
• I neurotrasmettitori stimolanti vengono rilasciati nel cervello per aumentare la consapevolezza
• Il sistema immunitario è inibito
• Il sistema digestivo è inibitoLa frequenza cardiaca aumenta
• I bronchi che conducono ai polmoni si dilatano per far passare più aria
• Il fegato scarica il glucosio nel flusso sanguigno per fornire un incremento dei livelli di energia
In alcune persone, l’attivazione del SNS è esagerata, il che provoca cambiamenti significativi nel corpo, anche solo con un piccolo cambiamento nell’equilibrio SNS/SNP.
Il CBD può aiutare grazie alla capacità di stimolare direttamente il SNP (attraverso il GABA e i neurotrasmettitori correlati).
Fase 4: recupero
Una volta che lo stress è finito, il corpo ha bisogno di recuperare. In questa fase l’ipotalamo interrompe la secrezione di ormoni e il cortisolo viene scomposto dal fegato.
Quando accade, il cambiamento di bilancio tra SNS e SNP inizia a cambiare.Diventiamo più rilassati, l’attività cerebrale rallenta, i sistemi immunitari e digestivi vengono stimolati e i livelli di glucosio nel sangue iniziano a scendere a livelli normali.
Si chiama reazione “riposa e digerisci”.
Le persone ansiose hanno spesso problemi con questa fase. Diventano incapaci di rilassarsi completamente. Clinicamente, queste persone sono “SNS-dominanti” perché la parte SNS del sistema nervoso è il più delle volte attiva.
Il CBD può essere usato per dare un impulso al SNP, facendo cambiare l’equilibrio tra SNS e SNP.
Una ricerca svolta nei primi anni ’80 ha evidenziato la differenza di effetti tra il principale cannabinoide psicoattivo, il THC, e il principale cannabinoide non psicoattivo, il CBD [1]. I ricercatori di questo studio hanno riportato che il CBD è in grado di resistere agli effetti ansiogeni del THC.
Uno studio clinico in doppio cieco, che ha coinvolto quattro gruppi diversi di 10 persone costrette a parlare in pubblico, ha misurato gli effetti di tre farmaci ansiolitici. Prima dell’evento ai soggetti sono stati somministrati 300 mg di CBD, 10 mg di diazepam, 5 mg di ipsapirone o un placebo. Questa ricerca ha rivelato che i gruppi del CBD e dell’ipsapirone hanno mostrato un maggiore miglioramento nei sintomi dell’ansia, prima e immediatamente dopo il discorso in pubblico [2].
Un altro studio ha utilizzato il neuroimaging funzionale per investigare su come il CBD influenza l’ansia nel cervello [4]. Lo studio ha mostrato che il CBD ha gestito efficacemente i sintomi dell’ansia nel gruppo di trattamento.
Le scansioni del neuroimaging hanno mostrato una diminuzione del flusso sanguigno nelle regioni dell’ippocampo e del paraippocampo nel cervello (entrambe note per essere altamente coinvolte negli attacchi d’ansia). I ricercatori di questo studio hanno suggerito che il meccanismo di azione del CBD consisteva nella regolazione del sistema endocannabinoide nel cervello.
Il CBD aumenta l’attività del GABA nel cervello [3, 5], ovvero il principale neurotrasmettitore associato all’inversione della risposta allo stress e all’ansia. Anche molti dei farmaci principali che trattano l’ansia utilizzano questo meccanismo (ad esempio le benzodiazepine e i barbiturici come Xanax e Diazepam)
Il termine reumatismo non è più utilizzato dai medici professionisti. Tuttavia, è ancora usato da molti per descrivere i sintomi del dolore articolare e dell’infiammazione.
Un tempo, reumatismo era sinonimo di artrite: una dolorosa malattia infiammatoria dei tessuti articolari in tutto il corpo. La definizione includeva anche altri disturbi del tessuto connettivo, tra cui la fibromialgia, la malattia di Lyme e la gotta.
Il CBD può essere un trattamento efficace per persone con varie forme di reumatismi e danni articolari.
Benefici del CBD per i reumatismi
Tutte le forme di reumatismo implicano dolore e infiammazione delle articolazioni e dei tessuti connettivi. Le cause del dolore e dell’infiammazione possono variare.
Ciò che rende il CBD così efficace per i reumatismi è che offre un’azione antinfiammatoria ad ampio spettro, piuttosto che mirare a un percorso specifico.
Ciò è utile perché significa che non abbiamo bisogno di sapere esattamente quali marker infiammatori causano più problemi.
Il CBD può essere utile per queste condizioni perché offre ciò che chiamiamo effetto immunomodulatore. Invece di costringere il sistema immunitario all’iperattività (come gli immunostimolanti) o di sopprimerlo (immunosoppressori), il CBD esercita un effetto modulante. Lo stimola quando funziona troppo lentamente e lo rallenta quando funziona troppo.
I reumatismi di solito implicano un’iperattività del sistema immunitario, il che provoca infiammazione diffusa e danni ai tessuti nelle articolazioni.
L’ultimo beneficio del CBD di cui parleremo è il suo effetto nella gestione del dolore. Il CBD è noto per gli effetti antidolorifici, cioè esattamente quello che le persone che soffrono di reumatismi cercano. La condizione può essere estremamente dolorosa, spingendo le persone colpite a cercare farmaci potenti contro il dolore come gli oppiacei e il paracetamolo per alleviare i sintomi.
Il problema con questi farmaci è che creano dipendenza e hanno una lunga lista di effetti collaterali negativi, come danni al fegato e ai reni, sedazione e dipendenza.
Benefici principali del CBD per i reumatismi
• Può rallentare la progressione della malattia come un potente antinfiammatorio
• Può esercitare un effetto modulante sul sistema immunitario per tenere lo sviluppo della malattia sotto controllo
• Può fornire sollievo dal dolore e dal malessere come un potente antidolorifico
• Può fornire sollievo da altri effetti del disturbo, tra cui insonnia, depressione e ansia
Cosa dice la ricerca
Gli studi sugli animali hanno rivelato che una dose di 6,2 mg al giorno di CBD transdermico (topico) offre una riduzione significativa dei sintomi del dolore articolare [1]. Gli studi sul CBD assunto per via orale hanno mostrato benefici simili [2].
Uno studio ha dimostrato che il trattamento a lungo termine con CBD e THC per l’artrite reumatoide non portava allo sviluppo di tolleranza [3], il che significa che la dose efficace di CBD e THC non è aumentata nel tempo. Questo è un risultato importante perché la maggior parte dei trattamenti convenzionali per la malattia alla fine portano a tolleranza, assuefazione e potenziale dipendenza (soprattutto gli antidolorifici).
Uno degli usi più comuni del CBD è il trattamento del dolore articolare. Il CBD è antinfiammatorio e analgesico; entrambe le proprietà sono direttamente benefiche nel trattamento del dolore articolare di vario tipo.
Per il trattamento del dolore articolare si possono usare sia prodotti al CBD per uso topico che da assumere. Per dolori articolari minori, come quelli dovuti a lievi infortuni sportivi, a una leggera osteoartrite o alle fasi iniziali dell’artrite reumatoide, probabilmente i prodotti topici al CBD forniscono un sollievo sufficiente.
Per un’infiammazione articolare più grave, è meglio associare l’uso di un prodotto topico al CBD a gocce di cbd quello interno (da assumere).
La sindrome premestruale comporta una vasta gamma di sintomi e coinvolge il flusso di due ormoni riproduttivi: estrogeno e progesterone. In realtà, nonostante l’intima connessione tra il sistema riproduttivo e il sistema endocannabinoide (che tratteremo più avanti) il CBD non sembra avere molti effetti diretti su questi ormoni.
Detto questo, il CBD può riuscire ad aiutare a gestire i sintomi in alcune aree principali:
• Il CBD può alleviare i sintomi dell’ansia
• Il CBD può offrire supporto per i disturbi dell’umore come la depressione
• Il CBD si è rivelato alleviare il dolore
• Il CBD può rilassare la tensione muscolare che porta ai crampi
• Il CBD favorisce il sonno
Essendo questi sintomi associati alla sindrome premestruale, il CBD può essere utile nel trattamento di alcuni degli effetti più negativi.
Il cannabidiolo e la sindrome premestruale: cosa dice la ricerca
Il CBD esercita i suoi effetti in maniera indiretta. Colpisce un sottosistema corporeo a sé stante, che poi produce la maggior parte degli effetti antidolorifici, rilassanti muscolari, e tantissimi altri ancora.
L’intermediario che il CBD utilizza per raggiungere questi altri sistemi corporei è chiamato sistema endocannabinoide (ECS): un sistema di neurotrasmettitori che regola la funzione di ogni cosa, dal ciclo riproduttivo all’attività cerebrale.
Vediamo alcuni dei principali modi in cui il CBD può essere utile con i sintomi della sindrome premestruale.
1. Stress & Ansia
Il CBD è considerato un modulatore non allosterico, termine ricercato che suggerisce che la sostanza funziona inibendo indirettamente alcune attività specifiche del cervello. Il sistema endocannabinoide funge da intermediario per impedire alle cellule cerebrali di far fuoco, quindi impedendo loro di inviare segnali.
2. Livelli di serotonina
Nonostante la SPM sia un troppo complessa perché un’unica terapia possa fungere da toccasana, il cannabidiolo può essere una buona alternativa per trattare alcuni dei sintomi dipendenti dalla serotonina.
Visto che si ritiene che i livelli di serotonina siano influenzati dalle variazioni dei livelli ormonali durante la fase luteale [3], l’interazione del cannabidiolo con i recettori serotoninergici può aiutare ad alleviare alcuni sintomi dovuti a bassi livelli di serotonina [4]. In particolare, la depressione e l’ansia sono due effetti collaterali emotivi negativi che possono trarre beneficio dall’assunzione di cannabidiolo.
3. Trasmissione del dolore
Studi scientifici hanno dimostrato che il cannabidiolo può alleviare il dolore bloccandone il percorso di segnalazione [5]
Anche se la ricerca attuale si concentra principalmente sulla gestione del dolore dovuto al cancro o sui problemi di ossa e articolazioni (osteoartrite), non è esagerato pensare che il cannabidiolo possa aiutare ad alleviare i dolori muscolari derivanti anche alla sindrome premestruale [6].
Il sistema endocannabinoide regola sia il sistema nervoso centrale che quello periferico. Dal momento che il dolore si trasmette attraverso questi nervi, è stato dimostrato che l’assunzione di cannabidiolo nei ratti aiuta a ridurre il dolore e l’infiammazione [7].
Purtroppo, una revisione degli esperimenti clinici sugli esseri umani mostra risultati contrastanti [8].
4. Infiammazione
Anche l’infiammazione associata alla sindrome premestruale potrebbe rispondere al cannabidiolo.
Ad ogni modo, l’infiammazione è un processo immunologico complesso che coinvolge numerose reazioni chimiche, cicli di feedback, e varie cellule sia del sistema immunitario innato che adattivo.
Sarebbero necessarie ulteriori ricerche, in particolare studi in doppio cieco su gruppi campione più grandi, per vedere se la causa dell’infiammazione durante la sindrome premestruale risponde alle azioni antinfiammatorie del cannabidiolo [9, 10].
5. Crampi muscolari
La maggior parte della ricerca sul CBD e sui muscoli riguarda il trattamento della spasticità nelle persone affette da sclerosi multipla. Tornando al fatto che il CBD interagisce con il sistema endocannabinoide e che i muscoli sono controllati dai nervi, è logico pensare che il CBD possa avere un effetto sulla riduzione degli spasmi muscolari [11].
Visto che l’utero ha crampi e spasmi prima e durante il ciclo mestruale, il CBD, in teoria, potrebbe trattare e ridurre i crampi.
Opzioni terapeutiche attuali per la sindrome premestruale
Esistono molti modi per trattare la SPM da lieve a grave, tra cui farmaci, terapia ormonale, agopuntura, impacchi caldi, integratori e molto altro.
Ultimamente una delle opzioni più recenti scelta dalle donne è il CBD.
Ci sono poche prove scientifiche per cose come l’agopuntura e la fitoterapia, e la maggior parte dei consigli sembrano essere aneddotici [17]. Anche l’esercizio fisico, un modo comunemente suggerito per alleviare i sintomi della sindrome premestruale, ha mostrato risultati incoerenti quando è stato testato. Alcuni gruppi hanno mostrato un riscontro, mentre altri non hanno mostrato nessuna riduzione significativa del disagio.
Le opzioni ormonali comportano l’assunzione di estradiolo e/o pillole di progesterone per regolare meglio le fluttuazioni di questi ormoni durante la fase luteale. Alcuni studi hanno dimostrato che è un metodo efficace, mentre altri non hanno mostrato alcuna differenza nella riduzione dei sintomi [19, 20].
Da ricordare: il CBD e la SPM
Anche se la ricerca sull’uso del cannabidiolo per i sintomi della PMS richiede ancora ulteriori approfondimenti, la speranza avere fornito qualche conoscenza in più sulle cause della sindrome premestruale e su come il CBD può essere usato per ridurne i sintomi.
Sappiamo che il CBD non tratta direttamente tutti gli aspetti della sindrome premestruale. Tuttavia, grazie all’assunzione di CBD alcuni sintomi come crampi, ansia e dolore possono in qualche modo essere ridotti.
A differenza di altre condizioni, i sintomi della SPM e la loro gravità variano di mese in mese in base al livello di stress e di altre questioni della vita su cui non abbiamo controllo, e che possono presentarsi inaspettatamente. Perciò, anche se è impossibile eliminare del tutto la sindrome premestruale, visti i suoi stretti legami con ormoni riproduttivi fluttuanti, possiamo prendere di mira determinati sintomi uno alla volta.
Sebbene l’olio di CBD sia considerato generalmente sicuro, è importante essere consapevoli dei potenziali effetti collaterali.
Gli effetti collaterali tendono a essere lievi, come secchezza delle fauci, sonnolenza o variazioni dell’appetito. La maggior parte delle persone tollera bene il CBD, ma è sempre consigliabile consultare un medico, soprattutto se si stanno assumendo altri farmaci.
Ecco alcuni punti chiave da considerare per un uso sicuro del CBD:
Prestare attenzione a questi fattori può aiutare a garantire un’esperienza positiva con l’olio di CBD.
La quantità di CBD deve essere personalizzata da individuo a individuo e può variare nel tempo. Diversi fattori influenzano il modo in cui il CBD interagisce con l’organismo:
✅ Peso corporeo
✅ Metabolismo
✅ Stile di vita
✅ Farmaci assunti
✅ Condizioni di salute
Questi fattori variano notevolmente da una persona all’altra e dipendono anche da sesso e genetica. Per questo motivo, è difficile fornire raccomandazioni universali.
Ogni persona deve quindi individuare il proprio dosaggio ottimale. Tuttavia, alcuni punti di riferimento possono rendere questo processo più semplice. Sulla base dei risultati degli studi scientifici e dei feedback di chi ha già utilizzato il CBD, è possibile fornire indicazioni generali di dosaggio.
Esistono alcune linee guida di base che possono aiutare a stimare la dose più adatta. È però fondamentale iniziare sempre con una dose inferiore a quella consigliata e aumentarla gradualmente.
Come già accennato, ognuno reagisce in modo diverso all’olio di CBD. Questo significa che è necessario valutarne gli effetti su di sé in modo personale, senza basarsi esclusivamente sull’esperienza di altri.
L’olio di CBD ha guadagnato popolarità grazie ai racconti positivi degli utenti. Molti individui riportano un miglioramento significativo nella loro qualità di vita dopo l’uso regolare.
Ecco alcuni dei benefici più spesso riportati dagli utenti:
Le testimonianze personali offrono un’importante prospettiva su come l’olio di CBD possa influire positivamente sul benessere quotidiano.
L’olio di CBD suscita ancora domande tra chi desidera integrarlo nella propria routine. Le domande più comuni riguardano effetti, sicurezza e modalità d’uso.
Alcune domande frequenti includono:
Chiarire questi dubbi aiuta a sfruttare al meglio i benefici dell’olio di CBD, garantendo un’esperienza sicura e informata.
L’olio di CBD si è affermato come un promettente alleato per il benessere quotidiano. La sua capacità di supportare la salute mentale e fisica lo rende una scelta apprezzata da molti.
È fondamentale continuare ad esplorare i suoi potenziali benefici. Consultare un professionista è consigliato per sfruttarne al meglio le possibilità. L’olio di CBD offre un approccio naturale verso una vita più equilibrata.
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